PALEONTOLOGIA

Arte parietale

Le pitture parietali vengono così chiamate perché sono state eseguite sulle pareti delle caverne per opera degli uomini preistorici.
Alcuni interrogativi sull'arte parietale.
• Dove sono state scoperte le pitture parietali ? Le caverne decorate sono state scoperte, per la prima volta, nel 1863, nella Spagna nord-occidentale: si tratta delle celebri grotte d'Altamira, presso Santander (regione dei monti Cantabrici). Le scoperte di questo genere si sono poi moltiplicate, sia in Spagna, sempre nella regione dei monti Cantabrici, che in Francia (Dordogna, Linguadoca, Périgord, ecc.) dal che la denominazione d'arte franco-cantabrica attribuita a questi grandi complessi culturali (che comportano anche altri saggi artistici: sculture, oggetti, ecc.). In seguito le ricerche si sono estese al resto d'Europa e agli altri continenti.
Le stazioni europee sono state esplorate molto più a fondo ed è stato possibile distinguervi alcune grandi correnti culturali.
In Africa, i graffiti e le pitture rupestri sono numerose, ma il continente africano non è ancora sufficientemente conosciuto perché si possano identificare simili distinzioni culturali, anche approssimative. La situazione è ancora più oscura in Asia, ad eccezione delle zone del Mediterraneo orientale.
• A quale epoca risalgono le pitture parietali ? l gruppi più importanti sono franco-clantabrici; essi datano dal Paleolitico superiore (i più antichi si ascrivono all' Aurignaciano, fra 30.000 e 25.000 anni a.C., ed al Magdaleniano, da 15.000 a 8.000 anni a.C.; non conosciamo alcuna pittura parietale attribuibile al Solutreano, fra 20.000 e 15.000 anni a.C..

La pittura rupestre degenera e scompare nel Mesolitico i cui limiti sono assai incerti (e variano secondo le regioni); rinasce a nuovo sviluppo nel Neolitico cui risale verosimilmente, in Europa, la cosiddetta «arte del Levante spagnolo» (che forse non è priva d'agganci con l'arte paleolitica).
Ricordiamo inoltre le incisioni rupestri di Capo di Ponte (Val Camonica), stazione vastissima, i cui lavori di reperimento dureranno ancora decine d'anni.
In Africa le più antiche pitture parietali possono risalire al V millennio a.C., ma ve ne sono di più recenti, come quelle dei Tassili e dell'Hoggar (1300 a.C.), oppure le pitture rupestri dei Boscimani, alcune delle quali risalgono solo al secolo scorso. In Asia le opere rupestri vanno ascritte, nel complesso, alle epoche storiche o alla Protostoria. Infine, decorazioni figurate che costituiscono l'arte parietale artica (Finlandia, Scandinavia, ex U.R.S.S.) appartengono al Neolitico recente (da 5.000 a 2.000 anni a.C.).
• Vi è stata influenza per contatto fra le diverse culture preistoriche? Non si sa nulla delle migrazioni preistoriche fino al Neolitico, né della densità umana durante il Paleolitico. Si ignora quindi assolutamente quali possono essere stati i contatti economici, culturali, d'aggressività, ecc. Indubbiamente vi sono somiglianze significative fra certi complessi d'arte parietale; ma è impossibile dire se si tratta di concordanze fortuite, d'influenze o di reazioni d'individui separati, nello spazio e nel tempo, di fronte a circostanze quasi identiche.
Aspetti dell'arte parietale.
• L'Aurignaciano (30.000-25.000 a.C.). Le prime manifestazioni dell'arte parietale sono dei profili tracciati da mani umane, orlati di rosso o di nero, accompagnati da segni il cui simbolismo non è stato chiarito (dischi, macchie). Seguono poi le figure animali, disegnate con le dita immerse nel colore o incise, e col ricorso alle tinte spalmate (rosso, nero, seppia).
• Gravettiano e Solutreano (25.000-15.000 a.C.). La storia culturale dell'umanità nel corso di questi dieci millenni è assai confusa. Non conosciamo alcuna pittura parietale attribuibile con certezza a questo periodo, salvo quelle della grotta del Parpallo, in Spagna.
• Magdaleniano (15.000-8.000 a.C.). L'abate Breuil vi ha distinto sei livelli. Il più antico, Maddaleniano I, dal 15.000 al 13.000 a.C., è attualmente chiamato Intersolutreo-Magdaleniano.
Il Magdaleniano è il grande periodo dell'arte parietale (vaste composizioni, policromia, modellati messi in risalto dai tratteggi, naturalismo); è quello dei «soffitti» d'Altamira, della «sala nera» di Niaux (Pirenei), di Lascaux e delle numerose raffigurazioni d'animali (cervidi, bovidi, cavalli, più raramente mammut, leoni ed orsi) delle grotte spagnole ( Castillo, La Pariega, la Pileta, Pindal ) e francesi ( Le Portel, Niaux, Bédeilhac, Ussat, nei Pirenei e Font-de-Gaume, Les Combarelles, Cabrerets, Marsoulas, ecc.). Alla fine del Magdaleniano, l'arte parietale si estingue rapidamente, almeno in Francia; in Spagna si manifesteranno presto le influenze dell'arte neolitica africana.
L'arte parietale paleolitica avrebbe così compiuto un ciclo estetico: partita dallo schematismo «naif» avrebbe raggiunto l'apogeo con il realismo di Lascaux o di Altamira, per ricadere in uno schematismo più cosciente, più «voluto» durante il Magdaleniano recente (Magdaleniano VI).
• L'arte postglaciale (neolitica).
- Le pitture della Spagna orientale (province di Lerida, Tarragona, Teruel, Castellon, Albacete, Murcia e Jaén) sono dipinte sulle pareti di ripari illuminati dalla luce naturale (e non in fondo a grotte oscure, come nel Paleolitico). Generalmente di piccole dimensioni, esse hanno per temi o scene stilizzate della vita quotidiana, con la partecipazione di personaggi, o rappresentazioni simboliche astratte di periodi posteriori. I principali complessi sono quelli di Cogul presso Lerida, della Cueva Vieja d'Alpera (Albacete) e di Minatida (Albacete).

La datazione di queste opere, che costituiscono la cosiddetta "arte del Levante spagnolo", è un problema ancora insoluto: Breuil pensava che quest'arte si fosse sviluppata parallelamente a quella franco-cantabrica, prolungandosi poi fino al periodo postglaciale, ravvivata in certo qual modo dall'influenza africana; gli studiosi contemporanei tendono, al contrario, a distinguere l'arte del Levante spagnolo dall'arte paleolitica, collocandola decisamente nel Neolitico.
- Le pitture rupestri africane sono numerose e l'inventario delle stazioni è ben lungi dall'essere completo.
Ne sono state rinvenute nell'Africa settentrionale, nel Sahara (Hoggar, Tassili, Tibesti, Fezzan, Libia), come pure nell'Africa australe (Rose Cottage, Chifubwa River); le poche rocce dipinte presso il lago Vittoria e le stazioni recentemente esplorate nell'Africa equatoriale (Camerun, Costa d'Avorio, Alto Volta), Angola sono più rudimentali. La collocazione cronologica di queste opere parietali è ancora discussa. Per lungo tempo ci si è basati sulla rappresentazione, in queste pitture, di animali oggi scomparsi dall'Africa, come il bubalo, o sulla presenza del bue domestico. Ma questi criteri sono insufficienti. Rileviamo infine che le pitture sahariane inizialmente avevano un carattere molto naturalistico (indubbiamente verso il 5.000-3.500 a.C.), prima di diventare schematiche e di degenerare.
- L'arte parietale artica è pure un'arte realista, prevalentemente di raffigurazioni animali (renne, alci, foche, pesci, rettili) ma anche con figure umane, d'imbarcazioni, come pure segni astratti. Queste vestigia sono tardive (dal 5.000 al 1.500 a.C.). Complessi principali: 1º nel settore norvegese settentrionale (naturalistico antico); 2º nella Scandinavia centrale e meridionale (opere più schematiche e più recenti; 3º in Carelia, sulle rive del lago Onega e del mar Bianco (profili umani e segni astratti); 4º in Siberia, lungo il corso superiore dello Ienissei.
- Le nostre conoscenze sull'arte asiatica sono assai frammentarie. Le stazioni postglaciali sono sparse, dal Medio Oriente (Neghev, Transgiordania) fino all'Estremo Oriente, cinese o sovietico. Incisioni e pitture rupestri qui rinvenute sono generalmente posteriori all'età dei metalli o appartengono alle età storiche.


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