PALEONTOLOGIA

I documenti preistorici

Lo studioso di preistoria, come lo storico, cerca di ricostruire il passato basandosi sulle testimonianze, che egli raccoglie, analizza, classifica, secondo i principi precisatisi dopo i primi rinvenimenti di Boucher-de-Perthes, nel 1938. La realtà preistorica che egli tenta di ricostruire - a differenza di quella ricreata dagli storici - non è episodica: come si chiamava l'uomo il cui scheletro è stato trovato nella valle chiamata Neanderthal, che cosa è successo al piccolo gruppo di Sinantropi ritrovati sulla collina di Ciu-ku-Tien, questo noi non lo sapremo mai (e d'altronde è poco importante dal punto di vista antropologico). Per contro, i documenti portati alla luce ci devono permettere di descrivere - con prudenza - i principali aspetti culturali ed economici dei tempi preistorici.
Gli scavi.
I documenti preistorici (oggetti di pietra o d'osso, fossili umani o in relazione con vestigia di vita umana, ecc.) si trovano sepolti a varie profondità nel sottosuolo, in terreni la cui età (relativa o assoluta) è generalmente nota; essi possono anche essere nascosti nei ripari sotto le rocce, formando il riempimento di una caverna. La scoperta di un giacimento è raramente il risultato d'investigazioni metodiche; un colpo di zappa di un agricoltore, il bulldozer di uno sterratore o la caduta fortuita in un «buco» che conduce ad una caverna sono stati spesso la causa di scoperte importanti.
Disgraziatamente, fino ad un'epoca assai recente, i primi scopritori, che non erano generalmente degli specialisti, hanno distrutto per sempre una parte dei documenti rinvenuti.

Ecco un esempio celebre, risalente all'epoca in cui la scienza preistorica era ancora balbuziente e si dubitava ancora, in certi ambienti, dell'antichità dell'uomo.
Nel 1852, sul declivio di una collina presso Aurignac nella provincia dell'Alta Garonna (Francia), ad una sessantina di chilometri a sud-ovest di Tolosa, un operaio, di nome Bonnemaison, vide una tana di coniglio. Vi infilò il braccio e ne trasse un osso umano. Bonnemaison continuò quindi a scavare la scarpata scoprendo una pietra verticale che ostruiva l'ingresso di una grotta.
Dietro questa pietra erano ammucchiati 17 scheletri umani. Il sindaco di Aurignac, un certo Dr. Amiel, da buon amministratore e da buon cristiano, fece inumare queste ossa nel cimitero municipale e l'episodio fu chiuso. Otto anni più tardi, il geologo Édouard Lartet (1801-1871) uno dei fondatori della Preistoria, soggiornando ad Aurignac, sentì parlare di questo rinvenimento.
Egli visitò la grotta ed iniziò a scavarla sistematicamente.
Ritrovò così, sotto i depositi, il suolo primitivo e, su questo, dei reperti interessantissimi: i resti carbonizzati di un focolare, a riprova che gli uomini che si erano riparati in questa caverna sapevano produrre il fuoco, delle selci lavorate, un'«arma» in corno di renna e vari oggetti d'osso, delle ossa d'animali che portavano ancora la traccia dei coltelli di pietra con cui era stata staccata la carne e quella dei denti delle iene che erano venute a roderle. Questi animali, uccisi dagli abitanti della caverna e mangiati, appartenevano a specie estinte o ancora viventi.
- Specie estinte: Mammut, Rinoceronte villoso, Cervo gigante (Megaceros hibernicus ), Orso delle caverne, Iena delle caverne ( Hyaena spelaea ), Uro ( Bison priscus ) - antenato dei Bisonti europei (in via d'estinzione) - Leone delle caverne ( Felis spelaeus ), antenato diretto dei Leoni moderni.
- Specie viventi: Cavallo, Asino, Cervo, Renna, Capriolo, Cinghiale, Lupo, Volpe, Tasso, Puzzola.
Davanti alla grotta furono ritrovati numerosi oggetti fabbricati dall'uomo: selci tagliate a forma di «coltello», oggetti in osso di Renna e legno, cui furono attribuiti, allora, impieghi che forse non avevano («frecce», «punteruoli», «raschiatoi») e persino un canino di Orso delle caverne («forato per tutta la sua lunghezza, indubbiamente per facilitarne la sospensione per ornamento: si riconosce un'imitazione perfetta della testa di un uccello», scriveva Lartet).
Infine, 16 resti calcarei di una conchiglia marina detta Bucarde, con un foro centrale, sono stati descritti da Lartet come frammenti di una collana o di un braccialetto, segno di una primordiale preoccupazione estetica. Ricordiamo, per concludere questa rapida descrizione, che il prezioso documento antropologico costituito dai 17 scheletri non ha potuto essere ritrovato da Lartet, in quanto nessuno, nemmeno il becchino, seppe dirgli dove erano stati sepolti.
Questo semplice racconto dimostra i difetti e gli errori degli scavi incontrollati. Senza parlare del vandalismo (dovuto ad ignoranza) che ha fatto scomparire i 17 scheletri, documenti definitivamente perduti per la paleontologia umana, né di tutti i colpi di vanga che hanno distrutto per sempre le centinaia di elementi microscopici d'informazione (granelli di polline, resti diversi che avrebbero potuto fornire informazioni sull'alimentazione o le abitudini di vita degli uomini aurignaciani). Si devono fare tre osservazioni importanti:
1 - A partire dal momento in cui un documento preistorico - granello di polline, osso di Mammut o ascia di pietra, non ha importanza - è asportato dal sito del ritrovamento, per essere studiato ed analizzato, la testimonianza che comporta è in gran parte distrutta.
Un utensile di pietra vicino ad ossa di Renna o d'Orso delle caverne, che portino tracce di questo strumento, ha un significato ben più fruttifero di questo stesso oggetto ripulito, etichettato e disposto nella vetrina di un collezionista o di un museo. Lo studioso di preistoria è il vandalo di se stesso, in quanto egli scava strato per strato, cancellando col procedere dello scavo, tutte le tracce del passato che sta studiando.
2 - Conviene quindi, prima di effettuare uno scavo, registrare le informazioni fornite dal giacimento: schizzi, fotografie, esami ai raggi X, piante, ecc. Questa registrazione non può essere eseguita da un solo specialista in quanto, proprio per la sua specializzazione, egli non può sapere tutto. Da qui l'importanza del lavoro di squadra, che riunisca geologi, cronologi, botanici, zoologi, tipologi, in grado di osservare gli utensili secondo canoni precisi, ecc. Il giacimento, su cui si tratta di fare, in ultima analisi, una diagnosi, va considerato come il corpo di un grande ammalato che soffre di un male sconosciuto. In questo caso non va affidato ad un unico medico, per quanto valente in medicina generale: è necessario un consulto del maggior numero di specialisti.
3 - Terminata la fase di registrazione si comincia con lo scavo, strato per strato. Beninteso non bisogna lavorare a colpi di bulldozer: il badile, la zappetta, il pennello vanno usati con precauzione. Lo scavo stesso deve cercare di mettere a nudo le strutture, ossia i collegamenti fra le componenti di uno strato.
Solo in un secondo tempo si potrà intraprendere una ricostruzione stratigrafica, ossia delle serie verticali. Come nota lo studioso francese André Leroi-Gourhan:
«Non è tanto importante l'aver visto o registrato, o possedere 20.000 selci in ordine cronologico, quanto l'aver portato alla luce una sola capanna con tutte le testimonianze dell'esistenza degli uomini ad una data epoca». (La Preistoria, Parigi, PUF, 1966, p. 238).

Praticamente, gli scavi hanno spesso inizio a seguito di una scoperta fortuita. In quasi tutti i paesi, le leggi ed i regolamenti impongono ai primi scopritori di informare le autorità locali, che assicurano un dispositivo di protezione, in attesa dei ricercatori specializzati i quali, a seconda dei casi, danno inizio agli scavi oppure classificano a titolo provvisorio il sito preistorico in oggetto.
I lavori degli istituti scientifici sono notevolmente agevolati dai dilettanti i quali, fintantoché si comportano da «amici della preistoria» e non da avidi collezionisti, contribuiscono allo stesso titolo degli «amici della natura» a conservare un gran numero di stazioni e di scoperte.
Nel cantiere, dopo alcuni sondaggi che rivelano il numero degli strati, talvolta assai sottili, che s'incontreranno, si procede per gradi. Si toglie una prima superficie, che si studia nei dettagli (esame degli oggetti testimoni dell'industria umana in quel piano, della fauna e della flora, analisi pollinica, mineralogia, granulometria), liberando pazientemente, col pennello, ogni selce, ogni frammento osseo. Si sta diffondendo la tecnica dei calchi dei siti esplorati che, unitamente alle fotografie ed alle descrizioni, permettono di conservare una copia «parlante» del giacimento, oppure di raccogliere, per mezzo delle materie plastiche, intere sezioni di terreno.
Una volta eseguito questo lavoro (che richiede talvolta parecchi mesi), si passa al secondo livello e così di seguito, fino a che non si troverà più nulla.
Morfologia e tipologia.
• Morfologia descrittiva. Eccoci in presenza di una pietra scolpita al cui proposito si può dire, confrontandola con centinaia o anche migliaia d'altre, che essa è stata fabbricata intenzionalmente da mani umane, in un'epoca che viene definita dalla fauna, dalla flora, dal polline e dalla radioattività dello strato in cui è stata scoperta. Al tempo di Boucher-de-Perthes, di Lartet e di Lyell, gli veniva attribuito un nome in relazione con una funzione presunta: «ascia», «punta di freccia», «martello», «bulino», «coltello», «raschiatoio», «chopper» (strumento per fare a pezzi del materiale), «pialla», «percussore», ecc. Queste denominazioni, che sono state conservate, non devono essere accettate letteralmente. Noi ignoriamo se i raschiatoi servivano per raschiare o i coltelli per tagliare; è anzi quasi certo che questi oggetti avevano una funzione (ma quale?) del tutto diversa. Considerato inoltre che i diversi autori hanno immaginato, nella propria lingua, delle nuove denominazioni col procedere delle scoperte, ci si trova in presenza di un problema scientifico preliminare: quello della nomenclatura di valore universale, resa d'altronde indispensabile dalla collaborazione internazionale.
Da una trentina d'anni, pur continuando a parlare di asce e di raschiatoi preistorici a proposito di oggetti che con tutta probabilità non servivano né a spaccare né a raschiare, gli scienziati hanno introdotto delle norme descrittive che permettono di descrivere senza ambiguità la morfologia di un particolare oggetto.
- Il blocco di materia che serve alla fabbricazione di un utensile è detto un nucleo; sono state definite in modo abbastanza preciso le forme più correnti (a tartaruga, bipiramidale, conica, ecc.).
- Colpendo un nucleo con un percussore (un'altra pietra, detta anche «martello litico»), si liberano delle schegge. A seconda dei casi, la lavorazione conserva tutta la massa del nucleo o solamente una parte.
Le schegge rimangono allo stato di semplici cascami oppure vengono rilavorate per produrre altri utensili; esse hanno nomi precisi, in relazione alla loro provenienza ( scheggia d'angolo, scheggia di spigolo, ecc.).
- I prodotti della percussione hanno un diritto, un rovescio, una base ed una punta (= estremità distale ).
Su queste parti si descrivono un piano di percussione, un punto d'impatto, un bulbo di percussione (sul rovescio), uno o più spigoli (profili) sul diritto. Vengono infine descritti i ritocchi che li hanno modellati e resi più o meno regolari (questi ritocchi riguardano le due facce di un utensile o una sola di queste, gli orli, i profili taglienti, ecc.). Ogni tipo di ritocco porta un nome preciso.
- Tutti questi prodotti sono misurati e indicizzati.
Per dare un'idea: la lunghezza media (calcolata in base agli oggetti raccolti ovunque sulla Terra) degli utensili preistorici è dell'ordine di 8 cm; quella dei ritocchi è dell'ordine di 6 mm.
- Secondo la forma e la disposizione delle loro varie parti, si distinguono utensili a profili taglienti (chopper, accette a mano, oggetti da taglio), utensili da manico (asce, accette, zappe), dei bulini, dei bifacciali, punte e raschiatoi, punte a forma di foglia (= foliacee ), raspe, ecc. Anche le punte ossee sono oggetto di una descrizione dettagliata.
• Tipologia. Se si esaminano parecchi oggetti di forma e tecnica similare, si possono definire, in base alle statistiche, dei tipi generali cui fare riferimento.
In presenza di un nuovo reperto, sarà generalmente possibile determinarlo in funzione di uno di questi parametri.
Dopo numerosi tentativi, gli studiosi di preistoria sono arrivati a stabilire alcuni criteri numerici.
• Interesse di questi problemi. L'analisi meticolosa dei diversi oggetti preistorici dimostra che le tecniche di fabbricazione sono state costanti, ad un determinato stadio, nonostante la diversità delle stazioni investigate.
Dato che la materia prima è stata - nella quasi generalità dei casi - la selce, non può meravigliare, per esempio, che le lame a foglia di lauro si ritrovino quasi identiche a Solutré (stazione preistorica presso Maçon, in Borgogna) ed a Voronez (bacino del Don). Di conseguenza non è un fatto secondario che quel dato tipo di raschiatoio, sempre associato ai medesimi fossili, serva di criterio per indicare uno stadio di civiltà preistorica; attraverso la descrizione paziente e meticolosa dei documenti litici (= in pietra) ed ossei si possono caratterizzare i tipi d'industrie preistoriche, intendendo per industria tutte le testimonianze dell'attività umana ad un determinato stadio, incluse le attività di sopravvivenza.


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