PALEONTOLOGIA

Espansione degli uomini sulla terra

L'era terziaria.
L'era terziaria è durata poco più di 60 megan (= 60 milioni d'anni). È stata l'epoca della diversificazione dei diversi ordini di Mammiferi e, in particolare, dell'ordine dei Primati.
Ricordiamo, per maggior comprensione di questa tavola, che le Scimmie (= Simidi) si dividono in Platirrine (scimmie con le narici discoste, come gli Uistiti) e Catarrine (scimmie con le narici avvicinate) a loro volta suddivise in Cinomorfe (con la coda, come i Macachi ed i Babbuini) ed Antropomorfe (senza coda, come gli Scimpanzé).
L'apparizione dei Primati risale proprio all'inizio dell'era terziaria, al Paleocene (fra 65 e 54 megan BP); ma dovevano esistere dei precursori alla fine del Secondario, nel Cretaceo superiore, in relazione con l'organizzazione degli Insettivori.
Nel Paleocene, la differenziazione dei Primati era un fatto compiuto.
Essa si manifesta attraverso alcuni tratti caratteristici.
- la separazione delle ossa dell'avambraccio (radio, ulna) e dell'omero, come pure delle ossa della gamba (tibia, perone) rispetto al femore.
- l'articolazione del carpo (polso) e del tarso (caviglia); la pentadattilia (= il fatto di avere cinque dita); la deambulazione più o meno plantigrada.
- la progressiva obliquità del foramen magnum (che nell'Uomo raggiungerà la quasi orizzontalità, in rapporto con la stazione verticale assoluta) e la dentatura che, all'inizio, si può avvicinare a quella degli Insettivori.
Le Scimmie più antiche a noi note risalgono all'Oligocene inferiore (37-38 megan BP ). I loro fossili sono stati rinvenuti negli strati del Fayum (poco più di 100 km a sud-ovest del Cairo), assai ricchi in Mammiferi fossili.

È evidente che, a partire da quest'epoca, il ramo delle Antropomorfe si è separato da quello degli Ominoidei.
Le Scimmie attuali più vicine a quelle dell'Oligocene sono i Gibboni (famiglia degli Ilobatidi, genere Hylobates ).
Nel Miocene (fra 26 e 7 megan BP) l'insieme dei caratteri ancestrali delle Antropomorfe attuali (comprendenti, da un lato, i Gibboni e, dall'altro, le Antropoidi, che formano la famiglia dei Pongidi, sono presenti nel Proconsul, in Africa, e nel Sivapiteco, in Asia. La differenziazione dei Gibboni e delle Antropoidi, che sono collegati al Driopiteco, ha avuto luogo nel Miocene medio. Gli antenati diretti dell'Orangutan e del Gorilla si trovano in Asia, negli strati del Miocene medio ed inferiore; l'antenato dello Scimpanzé è indubbiamente il Dryopithecus rhenanus, del Pliocene dell'Europa centrale.
Per quanto riguarda l'Oreopiteco, scoperto nel 1872 nel Miocene superiore in Toscana, esso rese dubbiosi i paleontologi per lungo tempo, in quanto i frammenti rinvenuti ricordavano nel contempo le Scimmie e l'Uomo.
Scavi recenti nello stesso giacimento (Hürzeler) hanno portato alla luce uno scheletro quasi completo che permette di considerare l'Oreopiteco come un ramo ominoideo aberrante, discendente forse, nell'Oligocene, da Mammiferi come il fossile scoperto nel Fayum, cui fu attribuito il nome di Apidium phiomense).
L'era quaternaria.
L'Apidium, l'Oreopiteco (confermati in Africa ed in Europa) sono, se si vuole, dei tentativi d'umanizzazione.
La vera serie umana - che ha preso indubbiamente le mosse nel Pliocene - compare solo all'inizio del Quaternario, in un'epoca corrispondente a quello che, in stratigrafia, è detto il piano villafranchiano ossia tre o quattro milioni di anni or sono.
Siamo allora all'inizio del Pleistocene ed il primo stadio evolutivo della forma umana è rappresentato dal gruppo degli Australopitecini, la cui capacità cranica è ancora limitata (da 500 a 700 cm3), sebbene più ampia di quella dello Scimpanzé, e la cui stazione bipede è già stabilizzata. L'industria di questi «uomini» è la pebble culture.
Verso la metà del Pleistocene, ossia 1,5 milioni d'anni fa (forse 2 milioni) appaiono i primi Pitecantropi, la cui culla pare sia stata l'Africa (congiunta, fino al termine del Pliocene, all'Asia meridionale). I Pitecantropi sembrano essersi diffusi per tutto il Vecchio Mondo. La loro industria corrisponde all'età che i preistorici chiamano il "Paleolitico inferiore"; essa è costituita da utensili di pietra alquanto vari, di cui i bifacciali sono l'espressione caratteristica.
Queste industrie definiscono in particolare i due piani detti Abbevilliano (già Chelleano ) ed Acheuleano, dalle stazioni dei primi rinvenimenti tipici (Chelles, Abbeville, Saint-Acheul, nella metà settentrionale della Francia). Successivamente, per centinaia di migliaia d'anni, nel cui corso l'evoluzione biologica e manifatturiera è quasi nulla, si vedono comparire, all'inizio del Pleistocene superiore, circa 150.000 anni fa, i primi Neanderthaliani, creatori delle industrie a schegge di pietra, tipiche del Paleolitico medio, che definiscono i piani preistorici del Levalloisiano e del Musteriano .
Infine, nel corso delle ultime glaciazioni, 40.000 anni or sono, appare l' Homo sapiens; è l'epoca del Paleolitico superiore, con le industrie litiche ed ossee dell'Aurignaciano, del Solutreano, del Magdaleniano, con le prime forme di vita sociale, magiche ed estetiche che, dopo le glaciazioni, sfocia nel Mesolitico (più o meno lungo a seconda delle regioni del globo), Età dei cacciatori predatori; essa prosegue col Neolitico, o Età della pietra levigata, nel cui corso nasce l'agricoltura, concludendosi con l'Età dei Metalli, con la Protostoria (Medio Oriente) e con la Storia.
Sembrerebbe logico pensare che, essendo sprovvisto di un sistema pilifero protettivo, l' Homo sapiens dovrebbe essere nato nelle zone calde del globo. In seguito, grazie alla sua intelligenza, egli si sarebbe adattato al clima freddo fabbricandosi indumenti ed organizzando dei ripari, dapprima naturali («caverne») ed in seguito costruiti con le sue mani ed i suoi utensili (capanne, palafitte, ecc.).
L'avvenire?

La durata media della vita di una forma animale è dell'ordine di 2 o 3 milioni di anni. Le modifiche, insensibili nell'arco di qualche secolo o di qualche millennio, ossia secondo la nostra scala d'osservazione, hanno l'effetto di conservare i tipi meglio adattati alle condizioni di vita e di provocare l'eliminazione dei tipi meno adattati.
L'ipertrofia delle funzioni cerebrali ha permesso all'animale bipede di dominare le leggi della natura e di creare condizioni artificiali di vita permettenti, malgrado tutto, la sopravvivenza dei meno adattati dal punto di vista naturale: l'invenzione degli indumenti di pelle animale sta alla base di una lunga serie di comportamenti che, oggigiorno, è arrivata al riscaldamento centrale, all'elettricità, all'impiego dell'energia nucleare, alla chirurgia altamente specializzata. Dato che nella storia passata della Terra non esiste alcun esempio di una regolazione così artificiale dell'ambiente, è impossibile prevedere dove arriverà la specie Homo sapiens . Vivrà meno dell'Uomo di Neanderthal il quale, a conti fatti, non è sopravvissuto più di 100.000 anni? In questo caso abbiamo, teoricamente, davanti a noi una cinquantina di migliaia d'anni.
Diciamo teoricamente, perché se la minaccia di guerra atomica diventerà una realtà, o se l' Homo sapiens non la smetterà di inquinare l'aria, i fiumi e i mari, di disboscare intere regioni, di distruggere le altre specie viventi, insomma di sconvolgere l'equilibrio naturale - dimostrando con questo di non essere poi tanto intelligente come si crede - il tempo che ci divide dalla fine della nostra specie non dovrà più essere misurato in millenni, ma al massimo in decenni!


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Paleontologia: branchia della scienza che studia i reperti fossili della preistoria degli esseri viventi ed esseri umani.

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