PALEONTOLOGIA

Scultura e arti consimili della preistoria

È tradizionale l'individuazione della nascita di un'arte preistorica, disgiunta dall'industria utilitaria, nell' Aurignaciano, ovvero 40.000 o 35.000 anni or sono. Appaiono inizialmente delle opere scolpite (argilla, legno, pietra, avorio, osso) in particolare delle figure femminili, le Veneri aurignaciane, ed in seguito le prime incisioni e decorazioni dipinte o disegnate, l'arte decorativa, e finalmente l'arte parietale all'interno delle caverne.
Limitiamoci per il momento alle opere modellate. Un rapido inventario ci mostra che si tratta di opere ispirate a modelli reali: corpi o parte del corpo femminile, animali familiari ai cacciatori preistorici (bisonti, renne, mammut, cavalli, stambecchi, orsi, felini), trattati a tutto tondo, in bassorilievo o a sbalzo. La maggior parte degli specialisti tradizionali e degli storici dell'arte sono concordi nell'affermare:
1 - che queste opere sono decisamente figurative.
2 - che bisogna indubbiamente interpretarle dal punto di vista magico (possesso, adorazione, riti della caccia).
3 - che esse assomigliano alle opere dei «primitivi» del XIX e del XX secolo (aborigeni dell'Australia, Boscimani dell'Africa del Sud, ecc).

Partendo da queste osservazioni, intelletti poco esigenti si sono limitati a confronti elementari: l'uomo preistorico avrebbe creato delle immagini di esseri animati per possederli magicamente, per passare poi dall'immagine-possesso all'immagine-ornamento ed in seguito all'opera d'arte. Si tratta di una visione semplicistica delle cose, presupponente che l'universo mentale di un cacciatore nomade della preistoria fosse all'incirca quello di un Boscimane del 1900 o almeno a quello che si attribuiva ad un Boscimane di quest'epoca. In realtà vanno posti numerosi interrogativi, che rimarranno d'altronde senza risposta.
1 - Ci si entusiasma spesso per la «civiltà», il «senso d'osservazione» delle sculture del paleolitico.
Ma non si può pensare che questi «artisti» obbedissero a determinate regole di lavorazione, artigianali, magiche, culturali? Non si sa.
Rispettavano forse dei canoni rappresentativi? Ed in caso affermativo, quale ne è l'origine?
2 - Da qui, un secondo interrogativo: le opere preistoriche sono individuali o collettive, sia per quanto riguarda la loro realizzazione sia per la loro finalità? Si potrebbe rispondere solo conoscendo il modo di vita sociale degli uomini dell'Età della Renna. Ora, noi l'ignoriamo quasi completamente, e tutte le ipotesi che si possono elaborare, sulla base di poche vestigia, sono egualmente valide ossia nessuna di esse può essere scientificamente accettata o respinta.

3 - Cosa pensare delle Veneri paleolitiche? Si osserva che esse hanno grosse natiche ( steatopigìa ), grossi seni e grossi ventri. È sufficiente questo per affermare che si tratta di figurine idolo o amuleti in rapporto col culto della fecondità? Non starebbero invece a rappresentare un certo ideale femminile? Perché supporre che l'Uomo di Cro-Magnon o di Grimaldi preferisse le donne dalla vita sottile quando invece questa estetica sessuale è di tipo recente e circoscritta all'Occidente moderno industrializzato? Certamente, si invocherà la grande diffusione del culto della fecondità; tuttavia, ancora una volta, su quali dati di fatto ci si appoggia per affermare che questo culto è stato uno degli aspetti principali della cultura franco-cantabrica (questo aggettivo definisce l'era di civiltà paleolitica dell'Europa occidentale cui appartengono queste opere di cui stiamo trattando )? Rilievi dello stesso tipo potrebbero essere avanzati a proposito delle sculture a soggetto animale: la rappresentazione di un bisonte ferito significa forse un rito d'adorazione preliminare alla caccia oppure la celebrazione a posteriori di una caccia fruttuosa, come ancora usano i moderni cacciatori che si fanno fotografare in posa a fianco degli animali che hanno abbattuto o che ne conservano i trofei più belli appesi alle pareti delle loro case? L'antropologia moderna ci ha insegnato a diffidare dalle semplificazioni affrettate o dei giudizi precostituiti sulla «mentalità primitiva» o sul «totemismo». L'osservazione scrupolosa ed obiettiva dei fatti ci dimostra che essi sono complessi, irriducibili, e che le somiglianze più strette sono spesso fortuite. In breve, la scienza contemporanea è pervenuta alla conclusione, banale nella sua sostanza ma spesso trascurata, che la conoscenza non può ridursi all'analogia. Conoscere e comprendere una cultura consiste nello scoprire i legami interni e, possibilmente, nel rivelare il sistema reale che essa ha espresso; non è possibile interpretarla per confronto con un'altra cultura. L'analogia è un mezzo pedagogico di comunicazione e non metodo che conduce alla verità.
Immaginiamo il grande Sherlock Holmes che conduca un'indagine presso i Jívaro. Cosa potrebbe concludere dall'osservazione delle ceneri di un fuoco, delle tracce di fango o di colori sopra una freccia, della lacerazione di un pezzo di stoffa o del modo di camminare di uno stregone? Nulla, assolutamente nulla, se incatenasse le proprie conclusioni secondo i parametri vigenti in un club inglese. Lo storico dell'arte che dall'esame delle figurine femminili paleolitiche volesse trarre le stesse conclusioni suggerite dall'osservazione delle statuette africane o australiane contemporanee commetterebbe lo stesso errore.


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La paleontologia il termine che indica lo studio di un insieme di discipline: paleontologia tassonomica, paleontologia stratigrafica o biostratigrafia, paleobiologia, paleozoologia, paleobotanica, palinologia, micropaleontologia, paleoicnologia, paleoecologia, paleobiogeografia, paleoantropologia o paleontologia umana, paletnologia.

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