PALEONTOLOGIA

Homo Sapiens

Tutti gli zoologi, tutti gli anatomisti sono ormai d'accordo su un punto fondamentale: gli Uomini attuali, quale che sia il colore della loro pelle, la forma del loro cranio, l'aspetto dei loro capelli o del loro viso, in qualsiasi paese essi vivano, qualsiasi grado di evoluzione tecnica o sociale abbiano raggiunto, appartengono ad una sola specie zoologica che viene denominata Homo sapiens, il che significa «Uomo raziocinante».
Ancora qualche decina d'anni orsono, alcuni scienziati - ed altri, meno preparati ma ciechi polemisti - pensavano che vi fossero più linee umane diverse: quella dei Bianchi, quella dei Neri o quella dei Gialli, per esempio, o persino altre; essi si basavano sull'analisi dei caratteri distintivi esterni. Questa è la dottrina del cosiddetto poligenismo (dal greco polys = «numeroso» e genesis = «nascita»). Essa è stata ormai relegata nel museo degli errori scientifici, assieme alla credenza sull'immobilità della Terra, sull'immutabilità delle specie animali e vegetali e assieme alla flogistica dei chimici del XVIII secolo, alla pietra filosofale e ad altre aberrazioni.
Attualmente tutti gli scienziati, senza eccezione, ammettono il monogenismo (tutte le forme umane, indipendentemente dalla data o dal luogo della loro comparsa sulla Terra, hanno un'unica origine). È un fatto (e non un'ipotesi) quasi altrettanto certo che la sfericità della Terra ed il suo moto di rotazione.

Di conseguenza, noi tutti apparteniamo alla specie Homo sapiens, la cui collocazione, nella sistematica zoologica, è la seguente:
Divisione - Vertebrati;
Classe - Mammiferi;
Ordine - Primati;
Sottordine - Uomini (o Ominoidéi);
Famiglia - Ominidi;
Genere - Homo;
Specie - Homo sapiens.
Ricordiamo che l'ordine dei Primati comprende quattro sottordini: i Simioidei o Scimmie, i Lemuroidei (detti anche Proscimmie) e gli Ominoidei (non terremo conto, in questa esposizione, dei Tarsi.
Per lungo tempo si è ritenuto che la famiglia degli Ominidi comprendesse altri generi oltre all'Homo (il genere Pitecanthropus, per esempio); vedremo poi che la tendenza attuale è di raggruppare tutti i fossili d'Ominidi noti nel genere Homo, che contiene pertanto parecchie specie di cui il solo Homo sapiens è tuttora rappresentato sulla Terra.
Nota : quando scriveremo «Uomo», intenderemo la famiglia degli Ominidi nel suo complesso; quando vorremo precisare che si tratta della specie umana attuale scriveremo Homo sapiens .
L’Uomo fra i Primati.
Gli Ominoidei si distinguono dagli altri Primati per un certo numero di caratteri tipici. Alcuni sono essenziali: la "stazione eretta e bipede, la diversità funzionale fra mani e piedi", lo sviluppo relativo del cervello, la manifestazione di comportamenti ed atteggiamenti psichici, Il linguaggio articolato. Vi sono poi altre differenze strutturali messe in evidenza dall'anatomia comparata: esse sono assai precise per quanto si riferisce agli uomini attuali, ma tendono ad attenuarsi man mano che si risale nel passato.
Quando si è in presenza di vestigia fossili molto antiche, si può talvolta esitare sulla loro posizione zoologica. Questo osso, questa mascella, questi denti fossili, sono da attribuirsi ad un uomo o ad una scimmia? Per rispondere a questo importante interrogativo, bisogna confrontare le strutture anatomiche umane a quelle delle scimmie più simili, ossia a quelle delle Scimmie Antropomorfe, oggi rappresentate, solo nel vecchio Mondo, dal Gibbone (India, isole dell'Arcipelago malese) e dal gruppo delle Antropoidi che comprende lo Scimpanzè ed il Gorilla (Africa) e l'Orang-Utan (Borneo, Sumatra).
Passeremo dunque in rassegna i caratteri del cranio, la mandibola, la dentatura, il tronco e gli arti. Non studieremo, in questa sede, le particolarità delle parti molli in quanto queste non esistono allo stato fossile: solo i caratteri osteologici (ossia quelli riguardanti lo scheletro osseo) hanno un interesse evidente.

• Il cranio.
1 - Il carattere più evidente è il volume della scatola cranica, in cui si trova alloggiato l’ encefalo, rispetto alla massa facciale.
Nelle Antropomorfe, la scatola cranica ha una capacità non eccedente 620 cm3 nel Gorilla e da 400 a 450 cm3 nello Scimpanzé e nell'Orang-Utan (attenzione: questi valori assoluti non sono significativi; essi vanno rapportati alla massa facciale).
La massa facciale delle Antropomorfe è pesante, robusta, sporgente in avanti a forma di muso. Nell'Uomo attuale, la capacità varia da 1.300 a 1.800 cm3 e la massa facciale è più leggera ed appena sporgente.
2 - La forma del cranio è diversa.
- Nelle Antropomorfe, il cranio è sempre allungato dall'avanti verso l'indietro; è la cosiddetta dolicocefalia (dal greco dolicos = «lungo», kephalé = «testa») mentre i crani umani sono, secondo i casi, dolicocefali, brachicefali (dal greco brakys = «corto») o mesocefali (intermedi). Il che equivale a dire che tutte le Scimmie hanno un cranio allungato verso la parte posteriore, mentre gli Uomini hanno un cranio piuttosto corto ed arrotondato.
- Nelle Antropomorfe, la fronte è sfuggente, la volta cranica appiattita e le arcate sopraccigliari si riuniscono formando una specie di visiera sopra la radice del naso. Questo è dovuto all'accorciamento della fronte. Si dice pertanto che il cranio delle Antropomorfe è platicefalo (in greco, platys = «piatto»). Negli Uomini la fronte è elevata, ben sviluppata, mentre le arcate sopraccigliari non formano una protuberanza: il cranio umano è detto ipsicefalo (in greco hupsos = «altezza»).
- Se si pratica una sezione trasversale, si constata che nelle Antropomorfe il cranio raggiunge la sua massima larghezza nel terzo inferiore, un poco al disopra dell'orifizio auricolare, restringendosi verso l'alto, ad ogiva. Al contrario, negli Uomini la sezione trasversale è arcuata, con una larghezza massima al livello della sutura coronale, arrotondantesi poi regolarmente verso l'alto.
3 - La forma dell'occipitale (osso della regione posteriore del cranio) differisce considerevolmente. Nell'Uomo la base cranica è ristretta e l'occipitale disegna una curva convessa, abbastanza regolare; il foramen magnum, ossia il foro attraverso il quale passa il fascio nervoso che si prolunga con l'encefalo, è leggermente obliquo dal dietro in avanti e dal basso verso l'alto .
Nelle Antropomorfe la base è allungata, mentre l'occipitale, sfuggente all'indietro, forma una protuberanza ed il foramen magnum è assai obliquo dall' avanti verso il retro e dal basso in alto .
4 - Infine, quando si esaminano le diverse ossa craniche delle Antropomorfe e degli Uomini, si rileva che:
- le zone d'inserzione di legamenti o di muscoli sono molto più marcate nelle Antropomorfe e che, in queste, le sporgenze d'inserzione formano talvolta delle creste pronunciate;
- la regione temporale, quella dell'articolazione mandibolare, ed il raccordo fra l' "osso malare (o zigomatico ) ed il mascellare" presentano differenze importanti e caratteristiche.
• Le mascelle e la dentatura. La mandibola delle Antropomorfe è caratterizzata da una sinfisi molto obliqua dall'avanti all'indietro e dal suo ramo montante, basso e largo. Per contro, nell'Uomo la sinfisi è verticale e va notata la presenza del mento e la forma dell' "arcata dentaria" (generalmente ad U nelle Antropomorfe, parabolica o iperbolica nell'Uomo). La formula dentaria è la medesima dato che ogni semi-mascella comprende, dall'avanti verso il retro: 2 incisivi, 1 canino, 2 premolari, 3 molari (32 denti in totale), ma i canini delle Antropomorfe sono molto più sviluppati di quelli dell'Uomo (e di conseguenza presentano un incavo in ogni mascella per alloggiarvi la punta del canino della mascella opposta).
I denti presentano poi altre differenze morfologiche.
• Il tronco. L'Uomo è un animale bipede. La stazione verticale comporta caratteristiche particolari nello scheletro: tripla curvatura della colonna vertebrale, l'ultima delle quali permette l'appoggio del cranio; bacino svasato verso l'alto, in grado di contenere i visceri appunto in posizione verticale. Al contrario, nelle Antropomorfe, che non sono bipedi completi, la terza curva della colonna vertebrale è appena abbozzata ed il bacino è stretto, con le ossa iliache allungate parallelamente al sacro, il che è conforme alla posizione normale dei quadrupedi.
Riassumendo, le diversità fra le Scimmie e l'Uomo sono estremamente importanti. L'Uomo, animale verticale, possiede un'organizzazione meccanica e neurologica assai specializzata, conseguenza della stazione eretta, indipendente dall'organizzazione meccanica e neurologica delle Scimmie. Il phylum delle Antropomorfe e quello degli Ominoidei sono distinti, ossia, in termini più semplici, l' Uomo non discende dalle Scimmie. Vedremo oltre che i due phyla hanno forse una matrice comune: le Scimmie sono nostre «cugine», ma non nostre «antenate».


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